Posts Tagged ‘Reggio Calabria’

Un week end Reggino .. parte due

Thursday, May 29th, 2014

Il week end era iniziato con il montaggio da Stefanaia. Lo avevamo detto che sarebbe stato carico di iniziative… beh si è allungato perfino al lunedì.

Domenica si parte con una modifica al nodo BornAgain. Sostituzione di una delle antenne, da una sector Ubiquiti 120° e 16db si passa ad una Sector 90° 19db. Quello che ci ha spinto a farlo è il fatto che il link BornAgain – CampiGMP non va affatto bene, l’antenna era già a disposizione, ok sostituiamola. Naturalmente il problema non si è risolto :) va cambiata l’antenna sull’altro nodo e alzata di qualche metro sul palo. Con questa scusa si è fatta la manutenzione ordinaria al nodo BornAgain dopo un anno.

Il pomeriggio domenicale prosegue con la configurazione del  nuovo sistema di collegamento tra l’isola di Reggio Calabria e il resto di Ninux. Si passa da una VPN con il server Norimberga al collegamento in BGP. La procedura è un po’ lunga e la configurazione non è finita ma a breve la sostituzione sarà definitiva. Intanto la macchina è raggiungibile da remoto. Questo permetterà di scaricare il lavoro dell’antenna di collegamento BornAgain Osservatorio, che al momento ha l’istanza di tinc per il collegamento VPN, su un server dedicato. L’antenna, la prima dell’isola di Reggio, a quel punto si dovrà occupare solo di fare il lavoro per cui era nata, il link radio.

Con BGP inoltre aggregheremo il traffico che genera OLSR per scambiarsi le rotte e questo libererà un po’ di upload nell’ADSL da cui esce la topologia dell’isola di Reggio.

Astro64 a lavoro per l'adattamento dell'armadio che ospiterà il server

Astro64 a lavoro per l’adattamento dell’armadio che ospiterà il server

Beh non rimane che sistemare il tutto in un armadio, in cui abbiamo spostato anche il server VoIP messo su in precedenza da Danilo e mettere tutto sotto gruppo di continuità [da completare] per rendere consistente il tutto. Con questa scusa è stato sistemato anche un tirante al nodo Osservatorio permettendo di stabilizzare un pò il link.

Lavoretto finito

Lavoretto finito

Che dire .. in un week end con il coinvolgimento e l’aiuto di tutti nei ruoli più disparati credo che abbiamo fatto un bel passo in avanti .. o no? :)

Ruriko Ste is up

Wednesday, May 28th, 2014

di Ruriko Ste, parti in corsivo di BornAgain

Sabato piovoso ma non tanto di Maggio. Al bar, per l’ordine del fine settimana appuntato su uno sgangherato volantino elettorale, siamo in 4: io, BornAgain, Danilo e Gianni. “E allora: Voip, nodo Gianni, nodo Via Marina, Rocket, nodo Ruriko Ste etc etc etc…”. Chiacchiere su chiacchiere. Ma è ora di “quagliare”: alziamo Ruriko Ste prima che scenda il sole!
C’è da configurare la Nanostation e passare il cavo di rete dalla terrazza al piano immediatamente inferiore. Gambe in spalla verso il futuro/ex nodo potenziale e grappino rimandato.

Aperte le cassette appare evidente a me e a BornAgain che abbiamo fatto male i conti: le canaline attraverso le quali avremmo dovuto (nella nostra fantasia) far passare il cavo di rete  per arrivare alla presa dove è attaccato il modem, sono troppo strette.

Ruriko Ste mentre cerca di passare la molla nelle canaline troppo strette

Ruriko Ste mentre cerca di passare la molla nelle canaline troppo strette

Decidiamo di percorrere un’altra traccia per sbucare in altra presa e in altra stanza. Serve un altro modem ma possiamo utilizzare il tp link 841 prestatoci dall’Hacklab di Cosenza (che deve essere, però configurato).
Colleghiamo il cavo di rete dalla terrazza alla corrente (con qualche sclero in più per il crimpaggio del cavo, pensavamo di averlo crimpato male e per scoprire solo alla fine che due led del tester si erano bruciati). Resta ancora un’ora di luce (secondo gli strani calcoli sui gradi del sole di BornAgain) e facciamo in tempo a flashare la Nano (certo, non è che riesca a ricordarmi proprio tutti i passaggi….) e montarla in terrazzo .

Diciamo che non è proprio un nodo montato a regola d’arte: domani dovrò aggiungere le fascette e stringere i bulloni. E poi: manca il corrugato per coprire il cavo, l’841 è da configurare e sarebbe bene portare la corrente direttamente in terrazzo ma… intanto la Nano si accende e lampeggia un led in più…forse già vede Danilo

Lavoro semi finito in notturna

Lavoro semi finito in notturna

(Nel pieno spirito di autoformazione che contraddistingue Ninux ho seguito Stefania nelle operazioni di montaggio del suo nodo ma lasciando che fosse lei a fare le operazioni principali e proponesse scelte alternative qualora non fosse evidente la soluzione. Nei passaggi dei cavi in canalina aveva già acquisito esperienza dal montaggio del nodo Bice. La Nanostation è stata configurata da lei seguendo il wiki con Openwrt direttamente da shell. Nel farlo ci siamo accorti anche di un piccolo bug che bloccava l’update dei pacchetti e di questo abbiamo avvertito il resto della community. Al momento l’841 è stato configurato da me anche quello con Openwrt in modalità classica che facesse da AP verso il resto di casa ma contemporaneamente da client per quanto riguardasse l’ap del suo modem adsl. Altra configurazione dell’841 testata e salvata è stata con le VLAN per il routing a terra , grazie al supporto e alla guida di Stefanauss, che ringrazio, che ha seguito il sottoscritto via streaming fino le 5 di mattina. Quella sarà poi la configurazione definitiva del nodo Ruriko Ste nel futuro upgrade. BornAgain)

E’ nato ReggioCal::Stadio

Tuesday, April 1st, 2014

AntennaQuesto è il mio primo articolo…e lo inauguro con il resoconto dell’installazione del nodo ReggioCal::Stadio.
Spinto dalla passione e dall’insistenza di BornAgain siamo riusciti a trovare delle NanoStationM5 usate in condizioni pari al nuovo.
Dopo una breve documentazione “per capire come funziona”….capiamo che IP mettere e in un pomeriggio nuvoloso mi appresto a cambiare firmware e a modificare i file di configurazione per iniziare a far parte dell’isola di Reggio Calabria.


Già in precedenza sul nodo di ReggioCal::CampiGMP era stata posizionata un’antenna puntata verso di me….e con l’aiuto del mapserver, di una bussola …e di un po di culo :) ho puntato l’antenna in modo da sfruttare i 40° di propagazione per collegarmi a Campi ma al tempo stesso tentare una futura connessione per arrivare fino al nodo di ReggioCal::Ruriko Ste…(tutto con un’antenna).
Speriamo bene!
Ho cercato di fare il lavoro nel migliore dei modi perdendo un pomeriggio solo per passare il cavo di rete dentro la guaina…ma tutto ciò ha portato come conseguenza l’utilizzo di circa 35mt di cavo di rete (scadente).
L’antenna che avevamo preso era dotata di PoE a 15volt…e una volta connesso il tutto mi sono reso conto che con tutti i metri di cavo stesi e con la scarsa qualità del cavo…i 15 volt erano davvero pochi.
Risultato : l’antenna si accendeva e spegneva come le lampadine dell’albero di natale.
Non avendo un PoE da 24volt ne ho costruito uno di fortuna usando un alimentatore da 19volt di un notebook e un doppio plug femmina.

PoE home-made

PoE home-made

Per quanto rozzo ha funzionato al primo colpo e con BornAgain al telefono abbiamo fatto i primi test per vedere se c’era il link!
Funziona tutto….qualche ping qua e la per vedere se OSLR faceva il suo dovere e poi ho spento tutto per completare il lavoro di inscatolamento.

In settimana il tutto diventerà operativo H24.

[Rassegna Stampa] “Arriva Ninux”, L’ora della Calabria del 7 Dicembre

Wednesday, December 18th, 2013

Cliccando sull’immagine potrete leggere direttamente la scansione dell’articolo, mentre in basso trovate la trascrizione completa del pezzo per la comoda lettura via web.  Buona lettura!

arriva Ninux

REGGIO, DENTRO LA CITTA’

Arriva Ninux, una community wireless che vuole la rete libera

di Luca Assumma

Anche a Reggio si sta lavorando per il radicamento di “Ninux”.Ma che cosa si cela dietro questo nome e dietro una Calabria stilizzata in un peperoncino simboleggiante un’antenna?

“Ninux” è una “community wireless” di persone che portano avanti un progetto alternativo di rete aperta, libera e decentralizzata, all’interno della quale, sperimentando nuove tecnologie e connessioni fra persone, si possono compiere operazioni come il comunicare o il mettere in comune e scambiare file, foto e video.

A spiegare a L’Ora della Calabria questo progetto, che non vuole sostituire internet ma costruire un’infrastruttura di rete che diventi parte integrante della stessa, e che si basa su uno spirito di libertà che si materializza nella comunità di “Ninux”, nella partecipazione dei suoi componenti e nella diffusione degli strumenti di comunicazione, conoscenza, informazione e svago, è Dario Stelitano.Ed è lo stesso a svelare come si stia lavorando per diffondere Ninux in riva allo Stretto. «Bisogna pensare a “Ninux” come un’internet parallela, una replica di quella degli albori senza la centralizzazione degli operatori. È una rete autonoma, comunitaria, slegata dagli operatori commerciali. Essa si crea collegando un “vicino di comunità” ad un altro attraverso un’antennina e router» afferma Stelitano. «Siamo per la riappropriazione di un’infrastruttura che ai tempi della Sip era un bene pubblico e che adesso è privatizzata. Questa la vogliamo pubblica come le strade. Con “Ninux” è come se tanti singoli costruissero un pezzo di “strada” e su questa viaggiassero senza dover pagare “pedaggio”. Siamo contrari a mettere la chiave al segnale wireless, sarebbe una “sbarra” su una strada che vogliamo libera per tutti. Per proteggere la privacy dei nostri contenuti usiamo una semplice crittografia, quella, ad esempio, dei pagamenti online. “Ninux” ha costi minimi per creare un cosiddetto “nodo”, ossia un punto di ricezione, e ciò è possibile perché ognuno deve gestire solo il suo pezzetto.

Insomma, per noi la rete è un bene comune, come l’acqua, e la libertà di comunicare senza strumentalizzazioni politiche e commerciali, della quale vogliamo riappropriarci, è fondamentale» chiarisce. «Altro aspetto importante è che la rete è paritaria. Tanti dati possono entrare, tanti possono uscire, e questo significa hanno lo stesso valore, al contrario di come avviene con le adsl commerciali. Si è una comunità e ci si aiuta. A contare è la rete di persone che autoproduce contenuti e si autogestisce» ha aggiunto.«Con “Ninux” si connettono persone, viaggiano informazioni, ci si diverte, si fa ricerca in ambito di networking.

In Italia ci sono 250 “nodi” in fortissima espansione, in altri stati se ne sono raggiunti anche 20mila – conclude Stelitano – A Reggio “Ninux” è partito da un anno e mezzo, cerchiamo di coinvolgere altre persone, anche di Messina, pure non “tecniche”. Abbiamo già creato un centralino telefonico “Voip” e un “Server Nas”. Qui il nostro progetto è importante anche per combattere il “digital divide” e per comunicare in caso di un sisma che potrebbe mettere “ko” i canali tradizionali».

Per info www.ninux.org, www.calabria.ninux.org e contatti@ninux.org

[Rassegna Stampa] “Ninux, un altro web”, Corriere della Calabria del 10 Ottobre

Friday, October 4th, 2013

Cliccando sulle immagini potrete leggere direttamente la scansione dell’articolo e visualizzare le fotografie incluse, tra cui una del nostro BornAgain che ha condotto gran parte dell’intervista, mentre in basso trovate la trascrizione completa del pezzo per la comoda lettura via web. In alternativa potete scaricare il PDF. Buona lettura!

ninux-corriere-calabria-pag1 ninux-corriere-calabria-pag2COMUNITÀ VIRTUALI

Ninux, un altro web

È una rete wireless in cui i partecipanti comunicano e scambiano contenuti. È alternativa a internet. I suoi “nodi” adesso spuntano anche in Calabria

di Alessia Candito

In barba alle statistiche che relegano la Calabria in fondo alle classifiche di alfabetizzazione informatica e sul podio del digital divide italiano, ci sono anche (pochi) calabresi fra i pionieri della rete alternativa a internet che, nodo dopo nodo, sta colorando la penisola. Si chiama Ninux e tecnicamente si tratta di una meshnet, una wireless privata, i cui partecipanti possono comunicare tra loro, scambiare file, mettere in comune contenuti, risorse o servizi, far viaggiare video, foto, informazioni in modo del tutto indipendente da quella che è comunemente conosciuta come Rete. Per entrarci e diventare quello che in gergo si definisce “nodo” bastano un’antenna radio, un normale router e le conoscenza tecniche necessarie per collegarsi alla cosiddetta “isola”, l’insieme dei nodi presenti nel proprio territorio. Anzi, spiega Dario Stelitano, reggino, dottorando In Fisica all’Università di Potenza e fra i pionieri della rete alternativa calabrese, le conoscenze tecniche non sono neanche strettamente necessarie perché «Ninux è prima di tutto una comunità, un insieme di persone che – ognuna con le proprie competenze, ognuna con le proprie capacità — hanno deciso di unirsi per costruire un’infrastruttura su cui far viaggiare liberamente delle informazioni, al di fuori delle strade note». E proprio le strade sono l’esempio più calzante per spiegare la filosofia di questa nuova “rete delle reti” che piano piano sta conquistando l’Italia. «È come se ogni partecipante alla rete, quindi ogni nodo costruisse il suo pezzetto di strada che si collega alle altre che i suoi vicini stanno realizzando, ma nessuno ci mette un cancello o un pedaggio. Alla fine tutti quelli che partecipano alla costruzione della strada possono viaggiarci liberamente: questo è Ninux. Ogni partecipante, ogni nodo, contribuisce alla costruzione di una infrastruttura di rete che permette a tutti di comunicare con tutti, gratuitamente». Ma soprattutto, a differenza di quanto succede con un provider commerciale — i vari operatori telefonici che offrono l’accesso alla rete – si possono caricare e scaricare contenuti alla stessa velocità. «È una basilare questione di democrazia – sottolinea Stelitano – in Ninux i contenuti con cui io arricchisco la rete hanno lo stesso valore di quelli a cui io posso accedere. Su Internet no. L’apporto che come utente potrò dare sarà sempre inferiore a quello — ormai in larga parte commerciale e a pagamento – che viaggia in rete. Con Ninux, la rete è neutrale, non appannaggio dei provider».

Giuridicamente — spiega il manifesto italiano — questa nuova rete è equivalente ad un «gruppo di amici che si vede la sera sotto casa, discute di sport e talvolta si organizza per giocare a calcetto o farsi una “braciolata” in campagna». Volutamente, almeno per adesso, i pionieri di Ninux hanno deciso di non trasformarlo in una associazione o una fondazione, evitando qualsiasi tipo di pastoia burocratica. «E come una intranet diffusa — chiarisce ancora Siciliano — solo che invece di rimanere confinata in un ufficio o in un palazzo, è a disposizione della comunità».
Non si tratta di un esperimento isolato. Le prime reti di questo genere sono nate negli Stati Uniti alla fine degli anni 90, ma rapidamente si sono diffuse anche in Europa. La Gufi spagnola è una delle più sviluppate, ma anche i tedeschi sono riusciti progressivamente ad estendere la loro da Berlino a quasi tutto il Paese.
In Italia, l’esperimento è partito nella capitale — attualmente l’isola più grande e in grado di fornire più servizi — ma si sta progressivamente estendendo in tutta la penisola. 0ggi ci sono isole di Ninux a Roma, Vicenza. Pisa. Viterbo. Mistrena, Firenze e in Friuli Venezia Giulia. La Calabria è una delle prime regioni ad aver aderito al progetto. «I primi esperimenti — ricostruisce Stelitano — sono nati addirittura una decina di anni fa., ma Ninux ha cominciato concretamente ad essere costruito più o meno un anno e mezzo fa. A fare da catalizzatore al progetto è stato l’Hacklab — la comunità degli hacker – dell’Università di Cosenza – i primi esperimenti sono iniziati lì. Poi ognuno di noi ha costruito un’isola nel proprio territorio».
«Qui a Cosenza, Ninux attualmente riunisce soprtattutto studenti universitari, quindi anche i servizi che abbiamto sviluppato sono relativi a quest’ambito — interviene Stefano De Carlo, collegato in videochat — ma si stanno avvicinando anche persone estranee all’originario gruppo di appassionati di tecnologia che ha dato vita al primo nodo. Nei prossimi mesi, il nostro obiettivo è raggiungere il maggior numero di persone possibile. anche perché uno dei punti di forza di Ninux è che più cresce la rete, più cresce la comunità, maggiori sono i servizi e le opportunità che la comunità stessa ha a disposizione». Un percorso simile anche se in scala ridotta, a quello dell’isola di Catanzaro, nata attorno all’Hacklab e che oggi — piano piano – cerca di coinvolgere anche profani della tecnologia, aggiunge Luigi Smiraglio. «Noi — dice — stiamo cercando di far capire che entrare in Ninux è come decidere di fare il pane a casa. Il sapore e simile a quello dei panifici, ma si possono selezionare gli ingredienti migliori. E soprattutto, non sono le logiche di mercato a stabilire quali siano». L’esperienza reggina invece è partita in maniera diversa. Sulla riva dello Stretto non c’era nessun hacklab cui appoggiarsi per cui si è deciso fin da subito di rivolgersi a una platea di “non addetti ai lavori”. «Qui – spiega Gianni Polimeni, uno dei pionieri del nodo reggino — abbiamo iniziato fin da subito una collaborazione con il gruppo astrofili, infatti uno degli obiettivi per il prossimo anno è la relizzazione di un server che permetta ai vari partecipanti di lavorare da casa sulle stesse fotograie che scattiamo con il telescopio dell’osservatorio». Ma al di là dei progetti specifici, in via di avviamento c’è anche Asterics, un servizio che permette di fare chiamate gratuite fra i partecipanti dell’isola reggina, ma soprattutto – quanto meno in prospettiva — lo sviluppo di Nìnux come infrastruttura di comunicazione di emergenza. «In un territorio sismico come il nostro, in caso di calamità o disastri naturali, la nostra meshnet potrebbe funzionare anche se le reti garantite dagli operatori cadessero», aggiunge Stelitano.

Una vocazione sociale non limitata al territorio reggino, ma che permea tutto lo spirito del progetto.
«Se nel corso delle primavere arabe ci fosse stata la possibilità di avere una rete mesh — dice Stefano Pirrone – per i manifestanti sarebbe stato molto più facile far filtrare i contenuti sulla grande stampa o comunque farli circolare, perché i governi non avrebbero potuto buttarle giù». Inoltre, sottolinea ancora, «lo scandalo del Nsa e le rivelazioni di Snowden, hanno rivelato che Internet è fondamentalmente una rete che si basa sulla fiducia, perché le informazioni viaggiano criptate con codici che sono di proprietà di ditte per lo più americane. Ma agenzie come la Nsa o le varie agenzie antiterrorismo conoscono già tutte le chiavi di crittografia, quindi hanno già violato alla base questo protocollo di fiducia. È impossibile mettere in sicurezza Internet, va ripensata ma è impossibile farlo rimanendo all’interno di Internet stesso. Le reti che guideranno la sperimentazione per un web veramente sicuro e in grado di garantire il fondamentale diritto alla privacy sono le reti mesh come Ninux».