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Ninux Day 2013 Call For Papers

Thursday, August 1st, 2013

Ninux day 2013

(English version below)

Update 29 Settembre 2013

Abbiamo avuto diverse conferme di partecipazione da parte di membri di:

  • Ninux Calabria
  • Ninux Firenze
  • Ninux Pisa (EigenLab)
  • Ninux Viterbo (TuLug)
  • Ninux Vicenza
  • Progetto Neco

 

Stiamo aspettando le risposte dei gruppi di Bologna e Friuli!

Ninux Day 2013 Call For Papers

Il Ninux Day (l’unico giorno che dura un weekend) organizzato dalla wireless community network ninux.org, si terrà nei giorni 1,2,3 Novembre 2013 al Fusolab 2.0 a Roma.

L’obiettivo e’ quello di riunire sotto lo stesso tetto membri delle wireless community italiane ed europee e tutti coloro interessati a:

  • la Rete come bene comune
  • networking spontaneo, dal basso
  • reti cittadine
  • wireless mesh networks
  • protocolli di routing
  • sistemi operativi orientati al networking
  • management e monitoring distribuito
  • servizi distribuiti e decentralizzati
  • reti resilienti
  • community automanagement
  • aspetti legislativi legati alle community networks e delle reti wireless
  • espressioni artistiche nell’ambito delle community networks o reti wireless

Se vuoi proporre un talk o un workshop pratico su questi argomenti, della durata massima di 45 minuti, invia un’e-mail a ninux-day-it@ninux.org con una breve biografia del relatore e un abstract da 50-100 parole entro il 2 ottobre 2013.

Quando: 1,2,3 Novembre 2013

Dove: Fusolab 2.0, Via della bella villa 94, Roma

Wiki: http://wiki.ninux.org/NinuxDay2013

Mailing list: http://ml.ninux.org/mailman/listinfo/ninux-day-it (it)

Blog: blog.ninux.org

Mappa dei nodi ninux: map.ninux.org

Ninux Day 2009: https://blog.ninux.org/tag/ninux-day/

Costo: gratuito, donazioni benvenute

 

Ninux Day 2013 Call For Papers

The Ninux Day (the only day that lasts a weekend), organized by the wireless community network ninux.org, will be held on November 1,2,3 2013 at Fusolab 2.0, in Rome, Italy.

The aim is to gather under the same roof members of Italian and European wireless community networks and all who are interested in:

  • the Net as a common
  • spontaneous networking, bottom-up
  • city networks
  • wireless mesh networks
  • routing protocols
  • networking-oriented operating systems
  • distributed management and monitoring
  • distributed and decentralized services
  • resilient networks
  • community automanagement
  • legal aspects of community networks and wireless networks
  • artistic expressions linked to community networks or wireless networks

If you want to propose a talk or a practical workshop on these topics, of the maximum length of 45 minutes, send an e-mail to ninux-day-it@ninux.org with a 50-100 words abstract and a short bio before October 2, 2013.

When: November 1,2,3 2013

Where: Fusolab 2.0, Via della bella villa 94, Roma, Italy

Wiki: http://wiki.ninux.org/NinuxDay2013

Mailing list: http://ml.ninux.org/mailman/listinfo/ninux-day (en)

Blog: blog.ninux.org

Ninux Node Map: map.ninux.org

Ninux Day 2009: https://blog.ninux.org/tag/ninux-day/

Fee: free entrance, donations are welcome

Perchè bisogna autenticarsi prima di entrare in rete?

Sunday, December 5th, 2010

Rivedendo i video degli interventi alla tavola rotonda di “Free Italia Wifi”, non ho potuto fare a meno di constatare con quanta disinvoltura si faccia passare il messaggio che una sorta di autenticazione sia scontatamente necessaria per chi si affacci in rete. Sul modo però ci si può venire incontro, dato che sembriamo tutti d’accordo (Pisanu compreso) che il decreto Pisanu abbia fatto più danni che altro.

Allora mi chiedo, perchè  è così necessario che qualcuno sappia chi sono quando mi collego a Internet?

Per questo volevo condividere tre riflessioni:

Riflessione 1: Comunicazione tradizionale vs Comunicazione via Internet
La comunicazione orale è senz’altro molto più vecchia della comunicazione digitale, si presuppone quindi che le regole a cui è sottoposta, essendo il frutto di millenni di storia, siano oggi abbastanza acquisite e condivisibili.
E allora per quale motivo posso uscire di casa e chiedere l’ora a un passante senza fargli vedere la carta d’identità (vi immaginate la scena?), mentre se lo faccio in modo digitale utilizzando il protocollo NTP devo per forza accettare che una terza parte sappia chi sono e cosa faccio?
Stessa cosa per le e-mail, per le chat, il VoIP e per gli altri miliardi di servizi che Internet offre. Finché la comunicazione è orale o scritta è una assurdità solo il pensare di esibire ogni volta un documento (pensiamo anche alle poste dove possiamo spedire lettere senza specificare il mittente). Quando la comunicazione passa attraverso Internet invece cambia tutto e l’autenticazione diventa la più scontata delle cose.
Continuando il confronto, non è che non ci sia mai richiesto di presentare un documento. Ci sono molti casi in cui è necessario autenticarsi anche nella “vita reale”, e in quei casi, guarda caso, appare giusta l’autenticazione anche quando si passa su mezzo elettronico.
Quando andiamo in banca dobbiamo mostrare la carta d’identità così come quando andiamo sul sito web della banca è necessario -giustamente- autenticarci.  Idem se vogliamo ritirare un pacco alla posta, e infatti Gmail giustamente ci chiede la password prima di farci vedere la nostra posta elettronica.
Questo tipo di autenticazione però è un’altra cosa. E’ una autenticazione “end-to-end” tra il fornitore e il fruitore di un servizio (banca/posta). E gli operatori che ci danno la connettività ad Internet che c’entrano? Nulla, appunto…


Riflessione 2: E il terrorismo? L’autenticazione serve a prendere i cattivi!
Il trucco di scandalizzare l’opinione pubblica con i “cattivi” (pedofili, terroristi etc etc) per far passare come accettabili dei “piccoli sacrifici”  come l’autenticazione per l’accesso alla Rete, è ormai vecchio come il cucco sia per quanto riguarda l’ambito digitale che non. Qualcuno, forse un precursore, nel 1936 scriveva che “Chi non ha nulla da nascondere non ha nulla da temere“.
Supponiamo di fare volentieri questo sforzo e che tutti gli utenti di Internet in Italia sono d’accordo per far registrare agli operatori chi sono e che fanno, in modo che le autorità all’occorrenza possono controllare i file di log. Questo basterebbe per prendere i cattivi?
Decisamente no!! infatti per gli utenti più “smart” ci sono migliaia di modi per eludere i controlli. Se fossimo veramente dei “cattivi” cosa potrebbero fare le autorità italiane per beccarci se cifrassimo il nostro traffico e lo spedissimo in qualche stato estero attraverso una VPN?
O dovrebbero risolvere alcuni problemi matematici piuttosto complicati per decodificare il traffico cifrato (!), o dovrebbero imporre  a tutti i paesi del mondo (!!) di fare data retention a modo nostro. Ma non serve nemmeno di scomodare le VPN, per essere totalmente anonimi ci basterebbe collegarsi alla prima rete wireless aperta o “apribile” che troviamo. Se invece siamo un po’ più paronici possiamo sempre usare  l’Onion Routing. Insomma ce n’è per tutti i gusti!

L’alibi della guerra contro i cattivi appare quindi particolarmente debole specialmente se portata in ambito digitale.
A tutto questo aggiungiamo il fatto che nella nazione che ha subito l’11 settembre, gli Stati Uniti, negli hotel spesso non è necessaria nessuna autenticazione (se non per motivi di accounting o di billing).

Riflessione 3: Cosa vuol dire “autenticare chi si connette ad Internet” ?
Il fatto che in molti che ne parlano non sappiano che cosa sia nè come funzioni Internet genera dei simpatici paradossi.
Se abbiamo una rete locale a casa nostra staccata dal “mondo“, fortunatamente non siamo costretti a chiedere le carte d’identità di madri/padri/amici o sorelle che con il loro computer si connettono ad un nostro server per vedere le foto della vacanza. A questo punto però, dato che siamo amici del vicino, inseriamo un router nella nostra rete e congiungiamo le nostre LAN in modo da poter vedere anche le foto della vacanza del vicino. Dato che se scriviamo “vu vu vu guugol punto it” non ci risponde nessuno (c’è solo la nostra rete locale collegata con quella del vicino!), probabilmente secondo molti legislatori non siamo “connessi ad Internet”.
Tuttavia se anche il vicino fa la stessa cosa con un altro vicino, e così via ecco che abbiamo ri-creato Internet, e dimostrato per induzione che l’autenticazione non serve!

Conclusione:
L’autenticazione per l’accesso all’informazione genera più impicci che altro, e quindi come diceva Cavour probabilmente “la legge migliore è nessuna”. Le forze dell’ordine per trovare i colpevoli hanno altri modi che non obbligare tutti i cittadini a fornire i loro dati agli operatori. Appare quindi decisamente “contro natura” ogni qual forma di controllo sugli accessi al “mezzo Internet”. Se poi a farlo è l’Italia, spesso quello che esce è un grottesco siparietto come sintetizzato brillantemente da Adriano Casissa nel suo blog con questi passaggi:

  1. scoperta di una nuova risorsa  ( in questo caso il wi-fi )
  2. totale disinteresse da parte delle autorità ( uiaifai ? e che è ? aaaah pe annà in internette ! )
  3. divulgazione libera ed incontrollata ( lasciamoli fare … so ragazzi… )
  4. attenzione da parte dei legislatori allertati da tecnici ( Onorevole mi consenta, Le dovrei spiegare una cosa molto importante )
  5. repressione del fenomeno con divieti di ogni tipo ( occorre quindi fornire c.i. c.f. numero di scarpe ed intenzioni di navigazione)
  6. accettazione di tale limitazione da parte dei cittadini ( Panem et circenses )
  7. diffusa violazione silenziosa delle normative ( giga e giga di film porno nell armadio )
  8. repressione a campione degli insorti ( super multa all’evasor !)
  9. manifestazione di disappunto da parte di minoranze informate ( eccomi )
  10. attenzione da parte dei legislatori allertati da tecnici (bis)
  11. dibattimento parlametare tra incompetenti ( e quelli competenti messi a tacere )
  12. abrogazione dei divieti e ri-liberalizzazione totale ( w l’Italia )


OrazioPirataDelloSpazio

PS ovviamente questa è la mia opinione personale eh!




Ninux partecipa all’Internet Governance Forum 2010

Friday, December 3rd, 2010

Martedì 30 novembre siamo stati invitati ufficialmente dalla Provincia di Roma a partecipare ad un iniziativa nell’ambito dell’Internet Governance Forum 2010:
Wi-fi esperienze pubbliche a confronto. Organizzato dalla Provincia di
Roma, Roma, Palazzo Valentini, Via IV Novembre

Il programma dell’evento era molto vasto, ma si è parlato anche di Wireless.

La giornata è iniziata, secondo programma, con il presidente della Provincia di Roma, Zingaretti, che ha firmato un protocollo d’intesa con regione Sardegna e comune di Venezia, per federare i loro database di utenti.

Quando i “big” sono usciti di scena, Francesco Loriga ha spiegato come è stata realizzata tecnicamente Provincia WiFi. Dobbiamo fare i complimenti alla provincia di Roma che ha fatto veramente un ottimo lavoro. Ha utilizzato software libero, lo ha migliorato, ed ha dato indietro alla comunità un prodotto migliore. Tutto il lavoro software svolto, completo di documentazione, è disponibile online con particolare attenzione alle licenze.

Per chiudere la giornata è stata organizzata una tavola rotonda, alla quale ho partecipato come rappresentante di Ninux.org. Ma vediamo chi c’era a questa tavola rotonda:

  • Fulvio Ananasso: Direttore Studi Ricerche e Formazione dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom)
  • Renato Brunetti: Consigliere delegato per il Wireless della Associazione Italiana Internet Provider (AIIP)
  • Francesco Loriga: Dirigente dei Sistemi Informativi, Reti e Innovazione Tecnologica (Sirit) della Provincia di Roma
  • Massimiliano Mazzarella, azienda Futur3
  • Stefano Quintarelli, informatico e imprenditore
  • Saverio Proto: Ninux.org

Cosa è venuto fuori? A parte l’ormai famosissimo Decreto Pisanu, tutti i protagonisti del wireless in Italia sono scontenti della regolamentazione. Providers, pubbliche amministrazioni, community, nessuno riesce a lavorare bene con la normativa esistente.

Noi come wireless community abbiamo cercato di portare la nostra visione di rete libera.  Cerchiamo un dialogo con gli ISP. Non vogliamo andare a invadere il mercato della ADSL proponendo una Internet gratis. Vogliamo essere in grado di comprare banda all’ingrosso in modo da poter usare quella banda all’interno delle nostre reti comunitarie.

Abbiamo portato alla tavola rotonda le esperienza delle community all’estero, come Guifi.net e Freifunk.net, dove la normativa non è così rigida ed ha permesso loro una forte espansione. Noi che abbiamo a che fare con leggi molto fumose e poco permissive, che ci costringono ad operare con il dubbio che quello che facciamo non sia legale, siamo rimasti indietro come al solito rispetto al resto dell’Europa.

Una nota dolente che ci ha colpito per tutta la durata dell’evento è stata la normalità e “scontatezza” utilizzata parlando di autenticazione ed identificazione degli utenti.

Addirittura è stato fatto un paragone tra l’hotspot WiFi di oggi e la cabina del telefono di una volta. Ebbene forse nessuno ha notato che negli anni 90 si poteva entrare in una cabina del telefono e pagare una telefonata con una moneta, senza per forza “autenticarsi”. Oggi sembra normale che ogni volta che usiamo il mezzo elettronico per comunicare, dobbiamo fornire tutti i nostri dati.

Telecom Italia, presente tra il pubblico, ha fatto una figura secondo noi un po’ meschina attaccando noi delle community e le pubbliche amministrazioni dicendo che andiamo a rubare nel loro mercato. Ci siamo veramente stupiti di questo intervento infervorato, anche perché noi abbiamo proposto una visione delle cose dove le community e gli ISP lavorano insieme migliorando il servizio al cliente finale, ed aumentando i profitti dell’ISP che vendendo banda all’ingrosso semplifica il suo business.

Alla fine siamo molto contenti di come è andata questa giornata. Il fatto che Ninux.org viene invitata ad una tavola rotonda di questo tipo, dimostra come le istituzioni sono attente e fanno bene il loro lavoro, cercando un contatto diretto con i cittadini che si occupano di WiFi nel sociale. Siamo riusciti a portare in un ambiente ufficiale le nostre visioni su un uso possibile del WiFi in Italia, e speriamo che questo incontro sia il primo passo verso una normativa che permetta a realtà come Ninux, ed a moltissime altre realtà nascoste in Italia, di uscire da questa situazione di illegalità. Un illegalità assurda che oggi ci frena, e ci fa stare sempre un passo indietro rispetto a gli altri paesi europei.

ZioPRoTo & Clauz

UPDATE: i video della conferenza si trovano su questa pagina. In particolare il nostro intervento si trova nel terzo video.


“Come eravamo: la rete c’era già”

Sunday, May 18th, 2008

Internet è detta la rete delle reti, perché è costituita da varie reti di calcolatori interconnesse dal punto di vista fisico, ma amministrativamente autonome. Se si esclude il necessario coordinamento tecnico, non esiste un’autorità che ha la proprietà o il controllo di Internet o che ne decide le regole: ogni rete è indipendente dalle altre.

Questa struttura è molto simile a quella delle reti comunitarie, create dall’interconnessione di nodi di proprietari diversi, senza un’autorità centrale che possieda o controlli l’intera rete, anche se dal punto di vista tecnico è necessario coordinarsi.

Queste analogie ed altri motivi hanno spinto me e Nino ad assistere all’incontro “Come eravamo: la rete c’era già (molto prima del ’95)”, organizzato dal GARR e Roma Tre.

Il primo a parlare è stato Claudio Allocchio, di come TCP/IP ha vinto la “guerra dei protocolli”. In quegli anni le reti utilizzavano protocolli proprietari come DECnet, o quelli utilizzati in BITNET, ma anche aperti come X.25 o OSI, o IP. Quando si interconnettevano reti diverse bisognava tenere conto di vari problemi di compatibilità. Il Web ancora non era nato, e Internet veniva utilizzata soprattutto per scambiare posta elettronica. I top level domain (.org, .com, .it) non esistevano, gli indirizzi e-mail finivano con .bitnet o .cern e per inviare un messaggio bisognava conoscere la struttura della rete e specificare tutto il percorso che il messaggio doveva seguire.

DECnet veniva utilizzato dalla rete dei fisici italiani ed era considerato un protocollo sicuro, ma un Natale a tutti i fisici arrivò un mail (durante l’incontro i relatori hanno usato sempre il maschile) che aveva come mittente “Babbo Natale”, come destinatatio “Tutti i bambini della Terra” e nel quale si augurava un Buon Natale a tutti. Fu scandalo e furono individuati i responsabili, ovvero Claudio Allocchio e Blasco Bonito. La DEC li invitò a Cambridge nella loro sede centrale, dove dopo un incontro, a quanto pare amichevole, tornarono con i nastri dell’intero codice sorgente del sistema operativo della DEC: il VMS. Altri tempi, insomma 🙂 Come se oggi chi riuscisse a capire i meccanismi interni di Windows venisse premiato dalla Microsoft con il codice sorgente di Windows

I computer e le reti erano gestite quasi esclusivamente da informatici e fisici, ma quando ad una biologa fu mostrato un computer collegato ad una rete e “PHONE”, uno dei primi programmi di chat, la biologa si innamorò dell’informatica ed abbandonò la biologia.

Alcune linee erano affittate dalla SIP, e realizzate con cavi saldati tra loro. Il debugging della rete spesso si faceva semplicemente collegando un telefono. Se si alzava la cornetta e si sentiva una voce dall’altro lato, allora voleva dire che qualche tecnico SIP aveva trovato questi cavi e, pensando di fare un buon lavoro, li aveva collegati alla centralina.

A quei tempi Tim Berners Lee mostrava la sua invenzione, il World Wide Web, in un sottoscala, dicendo che era l’ideale per leggere i manuali. Nessuno ne aveva capito le potenzialità, mentre oggi addirittura molti identificano Internet con il Web.

Nella babele dei protocolli, TCP/IP si è affermato per vari motivi: era disponibile per quasi tutte le architetture, il codice era liberamente disponibile ed il protocollo aperto concorrente, OSI, utilizzato soprattutto in Europa, era troppo lento (aveva il limite teorico a 2 megabit).

Slide con penisola italiana

Il già citato Blasco Bonito e Giulietta Vita Finzi hanno parlato dell’interconnessione tra la rete della ricerca italiana e ARPANET (nata da un accordo tra università americane e DARPA, la rete militare) avvenuta via satellite nell’86, collegando anche alcune nazioni europee. Il collegamento, a 64 kilobit, era costato 210 milioni di dollari.

slide con diagramma interconnessione via satellite

Joy Marino, invece, ha parlato della sua doppia vita di professore presso l’università di Genova e appassionato di sistemi UNIX, coinvolto nell’associazione italiana utenti UNIX, che racchiudeva persone che provenivano dall’università, dalla ricerca e dall’industria e che ha dato vita alla rete IUNET, con finanziamenti privati, senza aiuto da parte delle università. Questa rete inizialmente aveva anche una legalità dubbia, visto che tutte le telecomunicazioni dovevano passare per SIP, che ne aveva il monopolio, e quindi hanno dovuto trovare un escamotage legale, dichiarando di utilizzare la rete esclusivamente per fare comunicazioni agli iscritti dell’associazione.

slide con foto in bianco e nero

Giorgio Giunchi, storico dell’internetworking e curatore di cctld.it, ha definito gli altri relatori i ragazzi di via Palisperna di Internet. Ha raccontato di una volta in cui Claudio Allocchio ha lanciato un razzo dal giardino di casa, comparso sui radar dell’aeroporto che si trovava a circa 10 km di distanza, ha detto che Internet è una rete decentralizzata fatta perché ognuno possa parlare con gli altri senza intermediari e che prevede che ognuno sia responsabile per sé stesso. I tentativi di filtrare i contenuti di Internet sono come mettere una diga in fondo all’oceano, e la sua raccomandazione per i giovani è di “adoperare questa macchina e non farsi mettere un chip in quel posto”. The Internet is for everyone!

rete centralizzata decentralizzata distribuita

Dopo gli interventi degli altri relatori, focalizzati soprattutto sulla rete GARR, è stata data la parola al pubblico (in particolare ad MFP). Da varie domande della platea e rispettive risposte è emerso che l’apertura dei protocolli e la collaborazione sono modelli vincenti, ed il fatto che nei Paesi Bassi sia legale per i privati cittadini scavare il terreno per passare cavi o fibre ottiche, ha aiutato molto lo sviluppo della loro rete.

Quindi il microfono è capitato nelle mani di Nino, che ha preso la parola ed ha detto che ascoltando i racconti dei relatori, sembra che i problemi incontrati alla nascita di Internet siano simili a quelli incontrati dalle reti comunitarie oggi in Italia, quindi ha domandato a Claudio Allocchio se aveva qualche consiglio da darci. Il suo consiglio è quello di osare, cercando di vedere i limiti non come invalicabili, ma come una zona grigia.

Insomma, un incontro veramente interessante. Mi dispiace solo di non aver pensato a chiedere autografi… Sarà per la prossima volta… 🙂

Ciao,
Clauz

Reti comunitarie al Forum PA 2008

Tuesday, May 13th, 2008

Dopo esserci persi ed aver girato per tutta la zona, per colpa di lavori in corso e segnaletica fuorviante, finalmente arriviamo alla nuova fiera di Roma. Ci ritroviamo in una struttura immensa e sconosciuta, quindi per arrivare nell’aula dove si tiene il talk che ci interessa, da autentici nerd chiediamo indicazioni allo stand di google 🙂

stand di google al forum della PA 2008

Non è certo la stessa atmosfera del wireless community weekend, e almeno per l’abbigliamento, ho come l’impressione di essere fuori luogo. Comunque si inizia con l’intervento del prof. Capone del politecnico di Milano. Ci dice che il modello di rete municipale completamente privato (ad esempio Earthlink negli Stati Uniti) è in crisi per i tempi troppo lunghi necessari a recuperare le spese. Il modello vincente è il modello ibrido, con gestori privati su reti pubbliche, qualcosa di simile a quello che avviene nelle reti comunitarie. In una delle sue slides accenna a quello che dirà il prof. Bianchi a proposito delle community networks, e tra i loghi delle varie community c’è anche quello di ninux.org! Il professore ha parlato anche dell’importanza delle piattaforme aperte, che permettono la creazione di servizi ed applicazioni innovativi.

clauz e zioproto al forum pa 2008

Segue l’intervento del prof. Dècina a proposito di Milano Wireless, o meglio, visto che si vuole mettere l’accento sui servizi anziché sulla tecnologia della rete, “Milano città digitale”. Nel suo intervento ha anche criticato la scelta dei 3,5 Ghz per il Wi-Max, per i problemi di prestazioni che si riscontrano a quella frequenza.

Gianni Celata ha parlato della situazione di Roma Wireless, un consorzio di imprese senza fini di lucro con lo scopo di dare copertura Wi-Fi a Roma, e del fatto che hanno molti costi e pochissimi finanziamenti. Comunque vorrebbero accoppiare al Wi-Fi altre tecnologie come WiMax, RFID, e digitale terrestre. L’aria di mistero che circonda Roma Wireless pian piano inizia a diradarsi… 🙂

Inizia l’intervento del prof. Giuseppe Bianchi: “Reti Wireless Comunitarie (ed infrastrutture di rete aperte): opportunità e prospettive”. È veramente emozionante sentire parlare di reti comunitarie in questo contesto e l’intervento del professore sembra contrastare con tutto quello che è stato detto finora! E infatti le critiche iniziano a fioccare a partire dalla terza slide. C’è chi dice che una rete comunitaria non può avere la stessa qualità di quella di un provider, chi parla della legalità, chi dice che una rete che non ha come fine ultimo portare Internet è inutile. L’intervento di Bianchi continua parlando di guifi.net, freifunk, diiwrb, ninux.org, ed accennando anche ad OpenWrt, olsr, ed altre soluzioni tecnologiche adottate nelle community networks.

Potete trovare una registrazione audio dell’intervento del professor Bianchi qui (scusate per la bassa qualità).

Segue l’intervento di Stefano Alvergna della provincia di Bologna, e l’incontro si conclude con gli interventi di Simone Arena e Giuseppe Brevi rispettivamente di Cisco e Alcatel-Lucent, che parlano delle soluzioni adottate in Lussemburgo e nella provincia autonoma di Trento.

Alla fine conosciamo Alfredo Salvatore di Cubit, un’organizzazione no profit che collabora con l’università di Pisa, che ci parla di sperimentazioni con reti mesh WiMax 🙂

Renato Brunetti di Roma Wireless ci dice che anche loro utilizzano OpenWrt ed apparati a basso costo, e sembra interessato a proporre una collaborazione con ninux.org. Vedremo cosa succederà! 🙂

Ciao,
Clauz