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Report parla di Ninux: puntata del 12 dicembre 2010

Monday, December 13th, 2010

Bastano pochi secondi, un passaggio televisivo di un paio di minuti (forse meno) e il numero di accessi al sito ninux.org si impenna: il Quinto potere ha colpito ancora.

E’ questo l’epilogo di una storia cominciata nel 2002, quando Nino, Roberto e Daniele hanno dato vita a quello che oggi è Ninux, il gruppo romano promotore delle reti comunitarie. Un viaggio che continua, che si diffonde a macchia d’olio (Pisa è la new entry) per arrivare stasera sul piccolo schermo: sono le 23 circa e Saverio Proto risponde alle domande di Michele Buono sul lavoro portato avanti da lui e dalla sua community. Il servizio di Report cerca di spiegare come il PIL  non sia un reale indicatore della ricchezza di uno stato. Perché altri fattori, come l’impatto sociale o ambientale delle azioni produttive, non rientrano nella computazione. Allora la domanda sorge spontanea: che centra Ninux?

Competenze messe al servizio del bene pubblico in un ottica no-profit: ecco.

Il servizio di Report è stato però troppo breve.

Chi sono i ragazzi (e le ragazze) di Ninux?

Di cosa si occupano?

Cosa succede quando si incontrano?

Basta andare domenica 19 dicembre in via Giorgio Pitacco 29.

Ninux vi aspetta!

Perchè bisogna autenticarsi prima di entrare in rete?

Sunday, December 5th, 2010

Rivedendo i video degli interventi alla tavola rotonda di “Free Italia Wifi”, non ho potuto fare a meno di constatare con quanta disinvoltura si faccia passare il messaggio che una sorta di autenticazione sia scontatamente necessaria per chi si affacci in rete. Sul modo però ci si può venire incontro, dato che sembriamo tutti d’accordo (Pisanu compreso) che il decreto Pisanu abbia fatto più danni che altro.

Allora mi chiedo, perchè  è così necessario che qualcuno sappia chi sono quando mi collego a Internet?

Per questo volevo condividere tre riflessioni:

Riflessione 1: Comunicazione tradizionale vs Comunicazione via Internet
La comunicazione orale è senz’altro molto più vecchia della comunicazione digitale, si presuppone quindi che le regole a cui è sottoposta, essendo il frutto di millenni di storia, siano oggi abbastanza acquisite e condivisibili.
E allora per quale motivo posso uscire di casa e chiedere l’ora a un passante senza fargli vedere la carta d’identità (vi immaginate la scena?), mentre se lo faccio in modo digitale utilizzando il protocollo NTP devo per forza accettare che una terza parte sappia chi sono e cosa faccio?
Stessa cosa per le e-mail, per le chat, il VoIP e per gli altri miliardi di servizi che Internet offre. Finché la comunicazione è orale o scritta è una assurdità solo il pensare di esibire ogni volta un documento (pensiamo anche alle poste dove possiamo spedire lettere senza specificare il mittente). Quando la comunicazione passa attraverso Internet invece cambia tutto e l’autenticazione diventa la più scontata delle cose.
Continuando il confronto, non è che non ci sia mai richiesto di presentare un documento. Ci sono molti casi in cui è necessario autenticarsi anche nella “vita reale”, e in quei casi, guarda caso, appare giusta l’autenticazione anche quando si passa su mezzo elettronico.
Quando andiamo in banca dobbiamo mostrare la carta d’identità così come quando andiamo sul sito web della banca è necessario -giustamente- autenticarci.  Idem se vogliamo ritirare un pacco alla posta, e infatti Gmail giustamente ci chiede la password prima di farci vedere la nostra posta elettronica.
Questo tipo di autenticazione però è un’altra cosa. E’ una autenticazione “end-to-end” tra il fornitore e il fruitore di un servizio (banca/posta). E gli operatori che ci danno la connettività ad Internet che c’entrano? Nulla, appunto…


Riflessione 2: E il terrorismo? L’autenticazione serve a prendere i cattivi!
Il trucco di scandalizzare l’opinione pubblica con i “cattivi” (pedofili, terroristi etc etc) per far passare come accettabili dei “piccoli sacrifici”  come l’autenticazione per l’accesso alla Rete, è ormai vecchio come il cucco sia per quanto riguarda l’ambito digitale che non. Qualcuno, forse un precursore, nel 1936 scriveva che “Chi non ha nulla da nascondere non ha nulla da temere“.
Supponiamo di fare volentieri questo sforzo e che tutti gli utenti di Internet in Italia sono d’accordo per far registrare agli operatori chi sono e che fanno, in modo che le autorità all’occorrenza possono controllare i file di log. Questo basterebbe per prendere i cattivi?
Decisamente no!! infatti per gli utenti più “smart” ci sono migliaia di modi per eludere i controlli. Se fossimo veramente dei “cattivi” cosa potrebbero fare le autorità italiane per beccarci se cifrassimo il nostro traffico e lo spedissimo in qualche stato estero attraverso una VPN?
O dovrebbero risolvere alcuni problemi matematici piuttosto complicati per decodificare il traffico cifrato (!), o dovrebbero imporre  a tutti i paesi del mondo (!!) di fare data retention a modo nostro. Ma non serve nemmeno di scomodare le VPN, per essere totalmente anonimi ci basterebbe collegarsi alla prima rete wireless aperta o “apribile” che troviamo. Se invece siamo un po’ più paronici possiamo sempre usare  l’Onion Routing. Insomma ce n’è per tutti i gusti!

L’alibi della guerra contro i cattivi appare quindi particolarmente debole specialmente se portata in ambito digitale.
A tutto questo aggiungiamo il fatto che nella nazione che ha subito l’11 settembre, gli Stati Uniti, negli hotel spesso non è necessaria nessuna autenticazione (se non per motivi di accounting o di billing).

Riflessione 3: Cosa vuol dire “autenticare chi si connette ad Internet” ?
Il fatto che in molti che ne parlano non sappiano che cosa sia nè come funzioni Internet genera dei simpatici paradossi.
Se abbiamo una rete locale a casa nostra staccata dal “mondo“, fortunatamente non siamo costretti a chiedere le carte d’identità di madri/padri/amici o sorelle che con il loro computer si connettono ad un nostro server per vedere le foto della vacanza. A questo punto però, dato che siamo amici del vicino, inseriamo un router nella nostra rete e congiungiamo le nostre LAN in modo da poter vedere anche le foto della vacanza del vicino. Dato che se scriviamo “vu vu vu guugol punto it” non ci risponde nessuno (c’è solo la nostra rete locale collegata con quella del vicino!), probabilmente secondo molti legislatori non siamo “connessi ad Internet”.
Tuttavia se anche il vicino fa la stessa cosa con un altro vicino, e così via ecco che abbiamo ri-creato Internet, e dimostrato per induzione che l’autenticazione non serve!

Conclusione:
L’autenticazione per l’accesso all’informazione genera più impicci che altro, e quindi come diceva Cavour probabilmente “la legge migliore è nessuna”. Le forze dell’ordine per trovare i colpevoli hanno altri modi che non obbligare tutti i cittadini a fornire i loro dati agli operatori. Appare quindi decisamente “contro natura” ogni qual forma di controllo sugli accessi al “mezzo Internet”. Se poi a farlo è l’Italia, spesso quello che esce è un grottesco siparietto come sintetizzato brillantemente da Adriano Casissa nel suo blog con questi passaggi:

  1. scoperta di una nuova risorsa  ( in questo caso il wi-fi )
  2. totale disinteresse da parte delle autorità ( uiaifai ? e che è ? aaaah pe annà in internette ! )
  3. divulgazione libera ed incontrollata ( lasciamoli fare … so ragazzi… )
  4. attenzione da parte dei legislatori allertati da tecnici ( Onorevole mi consenta, Le dovrei spiegare una cosa molto importante )
  5. repressione del fenomeno con divieti di ogni tipo ( occorre quindi fornire c.i. c.f. numero di scarpe ed intenzioni di navigazione)
  6. accettazione di tale limitazione da parte dei cittadini ( Panem et circenses )
  7. diffusa violazione silenziosa delle normative ( giga e giga di film porno nell armadio )
  8. repressione a campione degli insorti ( super multa all’evasor !)
  9. manifestazione di disappunto da parte di minoranze informate ( eccomi )
  10. attenzione da parte dei legislatori allertati da tecnici (bis)
  11. dibattimento parlametare tra incompetenti ( e quelli competenti messi a tacere )
  12. abrogazione dei divieti e ri-liberalizzazione totale ( w l’Italia )


OrazioPirataDelloSpazio

PS ovviamente questa è la mia opinione personale eh!




EX SNIA e Ciclofficina Don Chisciotte adesso online

Friday, April 2nd, 2010

Lo scorso weekend abbiamo risolto tutti i problemi tecnici, e finalmente anche alla EX SNIA (dove si trova la ciclofficina Don Chisciotte) c’è la connessione ad Internet. Un buon risultato, soprattutto in previsione di tante persone in arrivo dall’estero a fine Maggio per la Ciemmona.

Il problema tecnico? Sul tetto del Fusolab una scheda miniPCI si era rovinata, e non aveva più abbastanza sensibilità. Probabilmente colpa di un fulmine ;) Una volta sostituita tutto ha ripreso a funzionare.

La rete di Ninux si espande sempre di più, e con la bella stagione sempre più vicina abbiamo in programma nuovi nodi di rete !

Grazie a Valerio Pierluigi Raffaele e Nino per l’aiuto nel montare questo nodo !

Saverio

Nodo di Niso online

Sunday, March 14th, 2010

E’ (quasi) arrivata la primavera e si torna per tetti a montare antenne. Per prima cosa abbiamo aggiornato il tetto del Fusolab con una bella omnidirezionale a 5Ghz 🙂

Poi la scorsa settimana siamo andati da Niso, un ragazzo che abita vicino al Fusolab, ed abbiamo montato il primo nodo ninux di questa Primavera 🙂

Il link è perfetto ! Già è passata una settimana e Niso ed i suoi coinquilini stanno usando il link che va benissimo 🙂

Speriamo di tornare presto a trovarlo perché il ragù la domenica a pranzo a casa di Niso è spettacolare !!! 🙂

Saverio

Notte bianca a zagarolo

Saturday, July 19th, 2008

Ciao da Zagarolo!

Ridente comune digital diviso alle porte di Roma.

Oggi siamo qui con Fish, Lux Orolab e OrazioPirataDelloSpazio connessi attraverso un link all’hdsl del comune, uno dei pochi palazzi dove arriva internet.

Prima che i moscerini di zagarolo mi finiscano di mangiare il mac volevamo darvi il link della pagina dove ci potete vedere online su stickam:

http://www.stickam.com/comunedizagarolo