Lettera Aperta all’Unione Europea

Lo scorso 16 Marzo più di 25 community network europee, supportate da oltre 35 organizzazioni da tutto il mondo, hanno inviato una lettera aperta ai policy-makers della UE. Ora che l’Unione Europea sta andando verso una riforma sostanziale delle politiche sulle telecomunicazioni, la lettera include diverse raccomandazioni per assicurare la continuità nello sviluppo di queste iniziative dei cittadini, che costituiscono un modo alternativo, democratica e sostenibile, per gestire infrastrutture di telecomunicazioni e raggiungere gli obiettivi delle politiche sulla banda larga.

Ninux.org è tra i primi firmatari della lettera, menzionata in recenti articoli e sotto riportata tradotta in italiano.

Questa lettera segue l’iniziativa promossa dalla free software foundation a favore dei firmware open source.

Preambolo

Noi rappresentiamo le Reti Comunitarie (Community Networks – CN) europee, un movimento in via di espansione che raccoglie organizzazioni che gestiscono infrastrutture di comunicazione a livello locale, talvolta fra loro associate a livello regionale o nazionale. Queste reti, la maggior parte delle quali fornisce anche accesso ad Internet, sono gestite come un bene comune. Ciò significa che, anziché essere gestite al fine di fare profitto, il nostro principale obiettivo è di fornire connettività e allo stesso tempo incoraggiare la democrazia, l’inclusione sociale, l’istruzione e i diritti umani con riferimento alle tecnologie della comunicazione e delle telecomunicazioni.

Le nostre organizzazioni differiscono molto fra loro in termini di grandezza, tipologia delle infrastrutture e cultura politica. Nonostante tali diversità, siamo uniti dall’obiettivo comune di costruire reti che vadano incontro alle esigenze comunicative umane (anziché a quelle di oggetti o macchine) mediante reti che siano costruite e gestite da e per le nostre comunità, focalizzate sulla legittimazione delle comunità locali, sulla convenienza economica e sull’affidabilità e sull’accessibilità economica e culturale.

Attualmente, l’insieme delle nostre reti fornisce connettività a banda larga non solo a decine di migliaia di cittadini e residenti dell’Unione Europea, in contesti urbani o rurali, ma anche a numerose organizzazioni, comprese piccole medie imprese, scuole, centri sanitari, progetti sociali e via dicendo. In molti casi, siamo stati in grado di surclassare gli operatori commerciali fornendo connettività ad Internet più veloce e più economica rispetto agli operatori esistenti. Grazie alle nostre infrastrutture e attraverso le nostre diverse attività favoriamo esperimenti scientifici e ingegneristici, aiutiamo le realtà locali di fornitura di servizi e gestione dei dati a collaborare al fine di condividere investimenti e costi; supportiamo infine l’alfabetizzazione informatica e la sovranità dei dati attraverso seminari ed altre attività formative.

Nonostante i nostri risultati, fino ad oggi le istituzioni nazionali ed europee hanno per lo più ignorato la nostra esistenza e le nostre esigenze a livello normativo. Peggio ancora, le normative spesso ostacolano le nostre iniziative, rendendo il lavoro dei volontari e di coloro che prendono parte alle nostre attività più gravoso di quanto dovrebbe essere. Questo è il motivo per cui, nel momento in cui Voi iniziate a lavorare sul “Codice delle comunicazioni elettroniche europeo”, abbiamo deciso di contattarvi e dare voce alla nostre idee fornendo raccomandazioni relative al futuro del quadro normativo e politico che regolamenta le nostre attività.

Eliminare oneri finanziari e normativi non necessari

Innanzitutto vi chiediamo di rivedere il quadro normativo esistente e di eliminare gli oneri normativi non necessari, quali tariffe o burocrazia che non sia necessaria o sia illegittimamente imposta su enti non profit di piccole dimensioni. In Belgio, ad esempio, il canone di registrazione che gli operatori di telecomunicazioni devono pagare all’autorità di registrazione nazionale è di 676€ per la prima registrazione e di 557€ per ogni anno successivo (ciò per gli operatori i cui ricavi siano inferiori al milione di euro, come la maggior parte delle CN). Anche questi piccoli canoni sono in grado di ostacolare la crescita di piccole reti che possono servire in modo efficace decine di famiglie. In Francia, Spagna e Germania, non vi sono questi canoni e ciò può essere una spiegazione del perché in tali paesi il movimento delle CN è molto più vivo. La proposta di Codice delle comunicazioni elettroniche mira ad armonizzare le procedure per i canoni sia per la prima registrazione (declaration fees) che per gli anni successivi (annual fees). Il legislatore europeo deve garantire che tali canoni imposti dalle agenzie di registrazione nazionale siano inesistenti o ininfluenti per gli Internet Service Providers non profit e per le micro e piccole imprese. Allo stesso modo, il sistema fiscale per le grandi società del settore delle telecomunicazioni non dovrebbe applicarsi ai piccoli operatori non profit, né tantomeno alle reti comunitarie.

Eliminare la responsabilità indiretta per chi condivide la propria connessione ad Internet

Numerose leggi cercano di prevenire la condivisione delle connessioni ad Internet tra più utenti rendendo il titolare della connessione responsabile (potenzialmente anche in sede di risarcimento danni) per tutte le comunicazioni effettuate attraverso la sua connessione Wi-Fi, creando un rischio giuridico per coloro che condividono la propria connessione. In Germania, i titolari di diritti hanno utilizzato una dottrina relativa alla responsabilità indiretta per fermare l’espandersi del fenomeno CN. In Francia, la legge sul diritto d’autore impone un regime di responsabilità indiretta che produce una significativa incertezza giuridica per coloro che condividono la propria connessione con altri utenti. Il cosiddetto “semplice trasporto” previsto nel diritto dell’UE a partire dal 2000 dalla direttiva sui servizi della società dell’informazione deve essere garantito e reso applicabile a punti di accesso che coprono piccole aree. Nello stesso senso, clausole contrattuali che proibiscono agli abbonati di condividere le loro connessioni con altri dovrebbero essere proibite. La promozione di un diritto a condividere la connessione ad Internet è più che vitale considerata la crisi economica ed ecologica, nonché il rapido incremento di popolazioni che non possono permettersi l’accesso ad Internet. In questo contesto, condividere la connessione può giocare un ruolo fondamentale nel promuovere un uso delle infrastrutture di telecomunicazioni più equo e sostenibile.

Garantire l’accesso alle frequenze come bene comune

Non è solo l’accesso alla rete che deve poter essere condiviso, ma va regolamentato e protetta quella l’infrastruttura intangibile su cui viaggiano i segnali elettromagnetici delle reti libere: le bande ad uso comune. Wi-Fi usa le porzione esenti da licenze dello spettro e, pertanto, beni comuni accessibili a tutti. La disponibilità di bande esenti da licenze dedicate alla libertà di comunicazione è un fattore fondamentale per le reti comunitarie che vogliono creare delle infrastrutture di accesso economiche e flessibili. Tuttavia, queste frequenze sono attualmente molto limitate. Inoltre, non stanno solo diventando progressivamente soggette a congestione nelle zone densamente abitate, ma sono anche esposte all’utilizzo da parte di tecnologie che usano le stesse frequenze (le bande ISM), ma essendo molto più aggressive (come LTE-U) minano la possibilità di realizzare reti Wi-Fi libere. Infine, ma non meno importante, le bande ISM esistenti (5,6 Ghz e 2,4 Ghz) hanno limiti fisici che ne prevengono l’utilizzo per collegamenti radio di media distanza. Di fronte a queste difficoltà, è necessario un nuovo approccio alla regolamentazione dello spettro. I policy-maker dovrebbero espandere le bande Wi-Fi libere. Altre bande di frequenza dovrebbero essere inoltre rese disponibili per uso senza licenza o, laddove non possibile, sulla base di schemi autorizzativi convenienti e flessibili. Tali bande di frequenza includono per esempio anche i cosiddetti “white spaces” in frequenza basse (che permette di effettuare collegamenti resilienti ed economici su lunga distanza), così come le bande a 12Ghz e a 60Ghz (per l’utilizzo delle quali esistono apparecchiature radio economiche che possono aiutarci a costruire collegamenti radio di media distanza e grande capacità. Queste risorse, una volta rese accessibili alle reti comunitarie, possono aiutare a sviluppare ed espandere infrastrutture wireless economiche e resilienti.

Aggiornare le regole di accesso aperto alle infrastrutture di telecomunicazione

Reti costruite con i soldi dei contribuenti dovrebbero essere considerate come beni comuni e, come tali, rimanere libere da acquisizioni commerciali. Oggi, la loro gestione e il loro sfruttamento sono spesso delegati dalle autorità pubbliche ad operatori commerciali. Questi ultimi spesso adottano schemi aggressivi di determinazione del prezzo pensati per gli operatori gli esistenti e che rendono estremamente costoso per i piccoli access provider interconnettersi a queste reti. L’accesso da parte di organizzazioni non profit come le community networks e da parte di piccole aziende a reti finanziate con soldi pubblici dovrebbe essere assicurato ed effettuabile ad un costo ragionevole e proporzionato. Allo stesso modo, le CN spesso non possono accedere alle infrastrutture private degli operatori esistenti, nonostante ciò sia il solo modo per connettere eventuali utenti disponibili. Invero, in molti mercati europei, la stesura delle reti di accesso in fibra ottica sta (ri)creando condizioni monopolistiche sui circuiti locali attraverso schemi di prezzo che precludono ai piccoli attori di mercato l’accesso a queste reti. I policy-maker e i legislatori dovrebbero assicurare che ogni area sia coperta da almeno un operatore di telecomunicazioni che offra un servizio di trasporto (bitstream) accessibile ed economicamente sostenibile per i piccoli operatori operatori locali.

Proteggere il software libero e la libertà degli utenti per le apparecchiature radio

Nel 2014, l’Unione Europea ha adottato la Direttiva 2014/53 sulle apparecchiature radio. Sebbene la Direttiva persegua obiettivi politici validi, potrebbe in realtà ostacolare lo sviluppo delle reti comunitarie. Invero, le reti comunitarie normalmente necessitano di sostituire il software inserito nelle apparecchiature radio dal costruttore con del software open source più flessibile, efficiente e personalizzabile, ideato specificatamente per far fronte alle loro esigenze; fra le altre cose, le procedure di sviluppo condiviso del software garantiscono maggiore affidabilità, assenza di vulnerabilità di sicurezza e incoraggia il riciclo di componenti hardware. L’art. 3.3(i) della menzionata Direttiva spinge giuridicamente i produttori garantire che l’insieme hardware e software che compone il dispositivo sia conforme alla normativa europea. Di conseguenza, i produttori sono fortemente incentivati a bloccare i loro dispositivi e a prevenire modifiche anche software che alterino il comportamento del dispositivo, rendendo di fatto inutilizzabili molti dispositivi per l’uso nelle reti comunitarie. Pertanto noi chiediamo alle istituzioni di creare un’eccezione generale per tutto il software libero installato sulle apparecchiature radio da parte di utenti finali ed operatori (questi ultimi resi responsabili se il loro software comporta violazioni del quadro legislativo relativo alle interferenze elettromagnetiche) al fine ultime di salvaguardare i diritti degli utenti.

Abrogare gli obblighi generalizzati di ritenzione dei dati

Le reti comunitarie si battono per la salvaguardia dei diritti umani nelle reti di comunicazione e in particolare per il diritto alla riservatezza e alla confidenzialità delle comunicazioni. Pur accogliendo con favore i recenti orientamenti della Corte di Giustizia dell’Unione Europea che sanciscono che l’indiscriminata ritenzione di metadati viola la Carta dei Diritti Fondamentali, siamo preoccupati per la volontà di numerosi stati membri di eludere questa giurisprudenza al fine di proteggere le proprie capacità di sorveglianza indiscriminata. Considerato che il legislatore europeo sta iniziando a discutere la revisione della Direttiva ePrivacy, ci appelliamo ad esso affinché si opponga ad obblighi generalizzati di ritenzione dei dati e chiuda i vuoti normativi esistenti affinché ai fornitori di servizi di comunicazione possano essere imposti obblighi di ritenzione dei dati limitati, circoscritti e motivati.

Concedere supporto pubblico diretto e mirato

Innumerevoli altre iniziative politiche possono supportare le reti comunitarie e i significativi benefici ad esse associati. Tali iniziative includono piccoli finanziamenti, crowd-funding e sussidi che aiutino i nostri gruppi ad acquistare server e apparecchiature radio, divulgare le nostre iniziative, darci accesso alle infrastrutture pubbliche (per esempio, il tetto di un edificio pubblico per installare un’antenna), ma anche supportare le loro ricerche sulle trasmissioni radio, sulle tecniche di instradamento, sul software o sulla protezione delle comunicazioni e dell’informazione. Come molte autorità locali hanno sperimentato, supportare le reti comunitarie è una valida strategia politica. Mentre il legislatore europeo si muove verso l’iniziativa WiFi4EU, vorremmo ricordarvi che siamo stati pionieri in diversi casi di offerta di punti di accesso gratuiti. Riteniamo che i soldi pubblici investiti in questa iniziativa dovrebbero innanzitutto essere rivolti a gruppi che perseguano una logica di crescita organica dal basso, finanziando gruppi locali che possano promuovere il potenziamento e la coesione delle comunità locali, incentivare la competitività e raggiungere gli stessi obiettivi socio-economici con una piccola frazione del costo che imposto dagli operatori commerciali di telecomunicazioni.

Aprire il processo di policy-making alle reti comunitarie

Sebbene abbiamo spesso collaborato con municipalità e autorità pubbliche locali, chiediamo che i regolatori nazionali ed europei prestino maggiore attenzione alle nostre attività quando concepiscono nuove normative. Le reti comunitarie hanno sia la competenza che la legittimazione necessarie per essere parte integrante dei dibattiti tecnici e giuridici sulle politiche relative alla banda larga in cui gli ISP tradizionali e commerciali sono sovra-rappresentati. Le reti comunitarie possono portare una visione informata a questi dibattiti, permettendo dei processi di policy-making maggiormente in armonia con il pubblico interesse.

Vi ringraziamo per la Vostra attenzione e saremo molto lieti di poter collaborare con Voi su questi importanti temi.

I firmatari

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