Un’agognata istallazione

Come connettersi a Ninux in soli 3 anni

Finalmente mi sono riuscito a connettere!

La mia conoscenza del progetto Ninux risale a ben tre anni fa. Al tempo le riunioni dei nodi di Roma si tenevano al Fusolab 1.0, ovvero nella vecchia sede dell’associazione Fusolab.

Da subito l’interesse per questa rete si è radicato in me. Ero e sono tutt’ora affascinato da concetti come l’autogestione e la riappropriazione della rete, intesa sia come infrastruttura che come concetto, e la responsabilizzazione delle persone (non più solo utenti/fruitori) di questa “magia” tecnologica che è la rete.

Da adesso mi sento legittimato ad usare questa parola, rete, non più come sinonimo di internet, ma come vero e proprio concetto con varie declinazioni. La rete non è più un entità indipendente da me, di cui io posso usufruire come cliente, la rete posso essere (e sono) anche io! Tutti possiamo essere la rete, con un po’ di iniziativa, olio di gomito e tanta pazienza.

Una lunga giornata

Vista verso i Castelli Romani

Vista verso i Castelli Romani

Vista verso Roma est

Vista verso Roma est

Vista verso la pista dell'aereoporto

Vista verso la pista dell’aereoporto

Dopo un po’ di pianificazione, io, Leonaard e Fred saliamo, equipaggiati di tutto punto, sul terrazzo condominiale del mio palazzo. Il cielo è limpido e l’ora, per dei notturni come noi, è presta. Sono le 10. Il caro Fish sarebbe già al lavoro da un’oretta, ma noi ce la siamo presa un po’ comoda. Bottiglia d’acqua alla mano e occhiali da sole indosso, iniziamo a studiare la situazione: il piano consiste nel connettere due antenne, una NanoStation M5 e una NanoBeam M5 300 alimentate PoE, ad un router a due piani di distanza dal tetto.

Un momento di confusione per la configurazione della NanoStation M5

Un momento di confusione per la configurazione della NanoStation M5

 

Dobbiamo prima di tutto preoccuparci di calare il cavo ethernet tra router a terra e l’antenna primaria, la NanoStation. Il palazzo purtroppo è vecchio, costruito negli anni ’60, e le sue vie di comunicazione sono zeppe. La discesa dei cavi antenna è strapiena, neanche una formica riuscirebbe a passarci. Proviamo ad attaccare da un tubo di aerazione che porta dal tetto al bagno di casa, ma sfortunatamente la guida passacavi si incaglia dopo solo 50 cm di discesa. Probabilmente lo sbocco del tubo sul terrazzo è ad angolo retto e non c’è maniera di imboccarlo. Decidiamo, ahi noi, di passare dall’esterno, seguendo un treccione di cavi antenna che già si adagia lungo un angolo di muri che si affacciano sul cortile interno del palzzo. Il cavo arriva in cucina e, per farlo entrare in casa, facciamo un buco nella scatola della serranda che sbuca accanto ad una scatola stagna posizionata per l’occasione.

A questo punto il gioco si fa duro: il palo che dovrebbe ospitare una delle due antenne, la NanoStation, deve anche ospitare due antenne tv, una da puntare verso Monte Cavo e una verso Monte Mario (la ricezione del digitale terrestre non è delle migliori). Le due posizioni, per fortuna, sono in linea di vista diretta: Monte Cavo verso sud è suggestivamente velato dalle uniche nuvole presenti in cielo, mentre Monte Mario è  un grosso antennone fallico alla fine dell’abitato di Roma. Se tutto ciò non dovesse bastare, il link al nodo a cui pensavamo di agganciarci, a Villa Cairoli, è di bassa qualità e la connessione salta di continuo con signal strength che non va oltre -82 dBm. Esplorando un po’ il circondario scopriamo che il nodo “bam” è presente e il link tiene, a -77 dBm.

Procediamo allora all’istallazione vera e propria, quando ormai si sono fatte le 16 (Fish non sarebbe per nulla fiero di noi, ma le ossa si fanno anche sbagliando). Per le 19 siamo riusciti a issare il palo con le antenne orientate ai giusti angoli. Diamo ovviamente precedenza all’orientazione della NanoStation, a discapito delle antenne TV, che speriamo risentano meno di una non perfetta orientazione (cosa che effettivamente si rivelerà vera). Come agganci per i tiranti usiamo la struttura di un pesante appendi panni, una intelaiatura portante di un camino di aerazione della caldaia del palazzo e il basamento della struttura a cui sono attaccati i pali delle antenne della fila in cui si trova anche la mia.

L'allineamento verso il nodo BAM della NanoStation M5

L’allineamento verso il nodo BAM della NanoStation M5

Alla fine prendiamo a prestito il robusto palo di un vicino consenziente per istallare anche la NanoBeam, che viene indirizzata a vista verso il nodo di Leonaard “Falco 15”.

Questa seconda antenna viene alimentata a ponte dalla NanoStation grazie ad un PoE da 1A che Fish ci aveva precedentemente fornito. A questo punto siamo pronti, dopo solo 10 ore di lavoro, per la configurazione.

Ecco il nodo completato :D

Ecco il nodo completato 😀

La configurazione

 

Data l’ora decidiamo di cenare e Leonaard si trattiene da me per aiutarmi nella configurazione dei link. Il routing a terra è sostenuto tutto da un fantastico TP-Link WDR-4300 con OpenWRT Barrier Breaker.

Segnaliamo le varie barre che andremo ad assegnare a tutti i device su wiki.ninux.org/GestioneIndirizzi e su indirizzi.frm.ninux.org

Istallato il plugin Olsrd, assegnamo prima gli indirizzi della barra 172.16.0.0/16 alle antenne. Procediamo in cascata dalla più lontana dal ground router che, non essendo ancora configurato, le perderebbe.

Come aspettato, appena assegnate le interfacce delle antenne sulla Vlan di managment, che è su una barra diversa da quella su cui è il router attualmente, le perdiamo. A questo punto configuriamo fiduciosi il router e, magia, le antenne riappaiono. Abilitiamo il demone OLSR, dichiarando le rotte HNA da annunciare, e siamo finalmente dentro Ninux!

 

Una prima esplorazione

 

Avevo già avuto l’opportunità di curiosare dentro la rete Ninux perché avevo frequentato un  luogo in cui l’accesso alla rete Ninux era possibile: il Lucernario Occupato che ospitava l’hacklab della Sapienza (InsomniaLab).

Adesso ho la possibliltà di scorrazzare liberamente direttamente da casa mia. Faccio un traceroute al dns cacher interno su 10.11.12.13 e lo raggiungo. Su ninuxoo.ninux.org esploro i contenuti condivisi.

Una cosa fantastica è poi ipv6. Ogni device (propriamente configurato) è raggiungibile attraverso il nuovo protocollo a layer 3. Decido di esporre le mie macchine pubbliche anche in ipv6. Una veloce navigazione su Google mi mostra che la barra 2001:4c00:893b::/48 di ninux su cui scelgo la mia sottorete 2001:4c00:893b:43::/64 è già pubblica sul web. Mi documento velocemente sullo stato di ipv6 tra gli ISP italiani e la situazione è sconfortante. Ninux è di gran lunga avanti su questo.

 

E adesso?

 

Ora non mi rimane che lasciarmi andare alle più sfrenate follie nerd. Ho a disposizione, sempre nel rispetto degli altri nodi e quindi cercando di evitare danni, una rete mesh reale.

Posso sperimentare tutto quello che mi passa per la testa e condividere le mie esperienze con tutti i ninuxiani.

 

Se ti è venuta la fregola ma non sai come avvicinarti a Ninux, iscriviti a wireless@ml.ninux.org, visita wiki.ninux.org e informati sulla serata Ninux più vicina a te.
Leonardo, Leonaard e Fred

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Leonardo Barcaroli
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2 Responses to “Un’agognata istallazione”

  1. Gigabit Says:

    Ciao raga,
    ma avete provato a scansionare se beccavate Sorriso oltre a bam ?

  2. Leonardo Barcaroli Says:

    Ciao Gigabit. Purtoppo non beccavamo nulla oltre a Bam e qualcosa da Talamo.

    Daje

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