Wireless in Catalogna – day 1

Trovandomi dalle parti di Barcellona, invece di fare il solito giro turistico ho pensato bene di seguire il consiglio di Juergen Neumann, di Freifunk, e cioè di andare a trovare i membri di guifi, una wireless community network molto grande ed attiva in Catalogna.

A Barcellona ho un appuntamento con Roger, già conosciuto al Wireless Community Weekend 2008. Mi spiega che in realtà in città non ci sono molti nodi e che la maggior parte della rete si trova in campagna. Comunque andiamo a casa sua, non lontano dal centro, dove Roger ha dei nodi in balcone, costruiti con una Microtik, una Alix, antenne a pannello ed un server nell’armadio, e dove incontriamo Sebastian, un altro membro della community catalana.

Mi spiegano che un motore importante della crescita della loro rete, che ha raggiunto i 7 mila nodi, è il sito Web. Registrandosi sul sito, si può progettare un nodo attraverso un wizard, scegliendo la posizione geografica, il tipo di hardware, ed ottenendo sia la lista dei nodi vicini a cui è possibile collegarsi, con tanto di dati sugli ostacoli naturali presenti in linea di vista, sia uno script di configurazione, provvisto di indirizzi IP, di solito da copiare ed incollare sulla pagina di configurazione del nodo/router. Per provare il sistema di guifi, si può andare su test.guifi.net, registrarsi e progettare un nodo, che rimarrà sul server di test senza contaminare il vero database dei nodi. Il codice sorgente del sito (in particolare un plug-in di drupal con il wizard di cui sopra) è liberamente disponibile.

La maggior parte degli apparati della rete sono Microtik, con il firmware originale. I link punto-punto sono fatti in WDS, e per la stabilità del link, se una radio fa un collegamento punto-punto, fa solo quello. Se si vuole anche la modalità AP, si utilizza un’altra interfaccia radio dedicata solo alla modalità AP. Alcuni nodi, invece, sono apparati, anche economici, in modalità managed. Alla fine quella che si ottiene è una rete con una topologia gerarchica, in cui, cioè, alcuni nodi sono più importanti di altri (supernodos) ed in cui i nodi finali non “ridistribuiscono la connessione” ai propri vicini. In questo modo, si hanno nodi piuttosto costosi, soprattutto nel backbone, ma a quanto pare i collegamenti sono molto stabili e performanti.

Per quanto riguarda i protocolli di routing, necessari quando un collegamento wireless smette di funzionare, fanno girare OSPF e BGP, anche se a quanto pare in alcune piccole zone si sta sperimentando con OLSR, B.A.T.M.A.N. e B.A.T.M.A.N. Experimental, utilizzando apparati in modalità ad-hoc.

Nella loro rete ci sono vari servizi locali: server VoIP, server di giochi, radio online, etc. E anche la connessione al World Wide Web è considerata un servizio: per uscire dalla rete guifi ed “andare su Internet”, infatti, il meccanismo più utilizzato è quello dei proxy autenticati. In questo modo per l’utente c’è il vantaggio di poter scegliere il proxy da utilizzare e, per chi fornisce l’accesso al Web (comune o società che sia), c’è la possibilità di autenticare gli utenti. In più non è l’utente che si connette direttamente al Web, ma l’utente che chiede al proxy di scaricare una pagina per lui, e questa sottile differenza in alcuni casi può far comodo dal punto di vista legale. Ed infatti un altro dei fattori che influenza la crescita della rete è il fatto di poter giocare completamente a carte scoperte, soprattutto nel momento in cui ci si interfaccia con le istituzioni.

Mi dicono anche che da poco esiste la fondazione guifi, ottenuta dopo un anno di burocrazia, ma grazie alla quale possono passare a progetti ancora più ambiziosi, come ad esempio la fibra ottica. Ci sono infatti nella campagna catalana tre paesi vicini: due di questi sono già interconnessi con della fibra ottica, pagata dai due comuni ma molto sottoutilizzata. L’idea di guifi è di connettere questo terzo paese agli altri due, stendendo della fibra ottica, utilizzando dei pali del telefono che sono completamente inutilizzati ed abbandonati. Poi fare in modo che la gestione della fibra passi alla fondazione guifi, con l’obiettivo di mantenere l’infrastruttura disponibile a chiunque si voglia connettere (istituzioni, aziende, privati cittadini).

Il progetto guifi (sito, struttura della rete, …) è nato da Ramon Roca, e poi altri gruppi in altri paesi si sono aggregati al progetto, diventando di fatto una federazione di reti e raggiungendo in poco tempo una discreta massa critica. E infatti sembra che le istituzioni abbiano iniziato a prenderli sul serio quando hanno raggiunto quota mille nodi.

Dopo una telefonata, mi riferiscono che Ramon Roca mi aspetta l’indomani mattina in un paese chiamato Vic, facilmente raggiungibile con un’ora di treno da Barcellona.

continua…

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2 Responses to “Wireless in Catalogna – day 1”

  1. Ninux Day: scopri perché l’Internet di quartiere serve anche a te! | Stop Says:

    […] In Catalogna, per esempio, i computer di molte case sono connessi fra loro e con Internet grazie a una rete senza fili comunitaria, cioè progettata, installata e gestita dai cittadini, con l’aiuto delle amministrazioni […]

  2. Ninux Day: scopri perché l'Internet di quartiere serve anche a te! - Stop! Zona-M Says:

    […] In Catalogna, per esempio, i computer di molte case sono connessi fra loro e con Internet grazie a una rete senza fili comunitaria, cioè progettata, installata e gestita dai cittadini, con l’aiuto delle amministrazioni […]

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