Wimax si, wimax no

Una tecnologia wireless è solamente una ottimizzazione delle risorse radio.

Questo dovrebbe essere un dato chiaro nella testa a tutti, dai normali cittadini ai politici che “pompano” una tecnolgia piuttosto che un’altra.
Il famoso “Wi-fi” che abbiamo tutti nelle nostre case,  non è altro che un modo abbastanza “furbo” per utilizzare una fetta di quello spazio di frequenze che l’unione internazione per le telecomunicazione (ITU) ha  riservato per scopi industriali, scientifici o medici (banda ISM).
Non è nè buono nè cattivo, ma solo un modo “ragionevole” (secondo i canoni degli ingegneri della IEEE) per utilizzare le frequenze a disposizione.
Stesso discorso vale per altre tecnologie: il WiMax, l’ADSL, l’UTMS …
Sono tutte tecnologie che non risolvono IL problema della connettività degli utenti ad Internet,
ma offrono UNA delle possibili soluzioni.
Per chi non lo sapesse, lo spettro elettromagnetico è una risorsa che ogni nazione ha in gestione
e che viene divisa per comodità in fette chiamate “bande di frequenza” opportunamente allocate
per scopi precisi : c’e’ la banda  ottica, in cui viaggia la luce delle nostre lampadine di casa, la banda riservata alle stazioni radio, la banda riserva al Wi-fi, WiMax, cellulari, cordless, radar, walkie talkie, TV, etc.

Tutti questi apparecchi utilizzano in modo furbo la parte di loro competenza dello spettro elettromagnetico, in modo da dare il massimo rendimento in termini di luce emessa – nel caso delle lampadine – o di bit al secodo trasmessi – nel caso dei mezzi di trasmissione digitali- per la banda di frequenza in cui devono lavorare.
In pochi sanno che c’e’ anche un limite fisico alla velocità di trasmissione possibile in una certa banda  di frequenza. Non esisterà mai la possibilià di arrivare a velocità di Gigabit/secondo con gli attuali access point Wi-fi per problemi di natura FISICA. Non esisteranno mai nemmeno certe velocità sulle
ADSL. Non esistono in molti casi nemmeno oggi i famosi 20, 40, 100 Mb/s perchè il rumore presente sui doppini telefonici che abbiamo in alcune delle nostre case non permette – per il Teorema di Shannon – di arrivare a certe velocità.
Chi sostiene il contrario è, nella migliore delle ipotesi, un ignorante.
Una strada ad una sola corsia non reggerà mai il traffico di una metropoli nell’ora di punta,
così come una tecnologia wireless, per quanto buona, deve confrontarsi con il traffico in questione e la
banda che ha a disposizione. A questo punto un banale corollario è che non esistono
soluzioni “miracolose” da osannare e perseguire  con il paraocchi: ogni soluzione tecnologica non deve essere vista solo in  quanto tale, ma calata nel contesto in cui si vuole applicare.
Come ci è chiaro a tutti che la fibra ottica non è la tecnologia adatta a connettere un’aereo o una nave ad Internet (si tratterebbe di collegarli a terra con un cavo!), così ci dovrebbe essere chiaro che in molti scenari anche il WiMax, il Wi-fi, l’HyperLan o L’UMTS possono risultare sconvenienti.
Sconvenienti vuol dire che UNA VOLTA CHE QUALCUNO HA VALUTATO i requisiti di persone da connettere, velocità trasmissive richieste, morfologia del territorio, disponibilità di infrastrutture preesistenti, costi di apparati ed eventualmente di licenze, ALLORA si sceglie la soluzione migliore tra quelle esistenti e si vede se i ricavi (tipicamente dati dagli abbonamenti degli utenti) superano le spese con un certo margine.
Dare la connettività ad un paese con 10 anime scavando per metri e metri sotto al terreno per far passare una fibra
NON CONVIENE alle società. Probabilmente per sole 10 persone utilizzare una fibra ottica non è la tecnologia giusta e si potrebbero valutare altre soluzioni. Potrebbe succedere anche che nessuna di queste soluzioni sia conveniente perchè queste 10 persone ”’sono poche e pagano poco”’.
In questo caso, dare la connettività a queste persone non spetta più a un ISP (Internet Service Provider) chè è un’azienda che non fa beneficienza ma business, ma a qualcun’altro.

  • O interviene lo Stato, che a differenza dell’azienda si può permettere alcune spese, perché dovrebbe aver cura dei propri cittadini e dar loro la possibilità di “avere Internet” per mettersi in contatto con il mondo, consultare enciclopedie libere, accedere agli “sportelli on-line” delle istituzioni e persino pagare alcune tasse. Ma stato o non stato, il discorso è lo stesso per la scelta delle tecnologie. Scegliere la soluzione sbagliata equivale a buttare soldi dei contribuenti e si puo’ spiegare solo con l’inettitudine o la corruzione dei dirigenti.
  • O i cittadini si possono mettere d’accordo tra loro e realizzarsi loro stessi l’infrastruttura. Questo è quello che avviene in alcune Wireless Community Network: FreiFunk a Berlino, Guifi in Catalogna, Diirwb in Danimarca, Unimos in Portogallo, Ninux a Roma. Le persone salgono sui tetti e collegano i palazzi con apparati che costano meno di 100 euro (e a volte anche meno i 50€ !).

In ogni caso servono sempre persone competenti che conoscano le tecnologie e sappiano utilizzarle nello scenario appropriato per soddisfare i bisogni di connettività degli utenti.
Per questo è sbagliato riferirsi al WiMax come la panacea a tutti i problemi di “digital divide”.
Dire che con tre antenne si copre tutta Roma non è solo travisare una tecnologia applicandola a scenari per cui non è nata e per cui non puo’ e non potrà mai essere calata, ma è anche un inesattezza tecnica.
Nel caso specifico del WiMax, non tutti sanno -ad esempio- che la banda è CONDIVISA.
Dire che con una “antenna” si copre 1/3 di Roma, vuol dire che la capacità di una stazione Wimax (circa 70 Mbps) dovrebbe essere divisa in media per circa 900.000 persone. Totale di questo assurdo conto? 77 bit al secondo medi per persona! Non va bene nemmeno per mandarsi gli SMS!
Inoltre le velocità sui mezzi wireless vanno prese con le pinze e sono molto ma molto peggio di quelle dichiarate. Quanti di noi vanno a 54Mbps effettivi sulle nostre reti WiFi ?
Bisogna considerare infine che le bande in cui opera il WiMax sono soggette a licenze, costano. E anche gli apparati hanno il loro costo.
E nessuno sà per ora se effettivamente ce la farà  a “rubare fette di mercato” e/o a “coprire i buchi” lasciati da da Wi-Fi o dalle tecnolgie “cellulari” UMTS/HSDPA e successive.
”’Dipende”’. E non solo dalla tecnologia, ma dagli investimenti e dall’economia che vi ruota attorno e dagli scenari di utilizzo della tecnologia. E’ decisamente difficile predirre il futuro di queste cose!
”’Sicuramente”’ è sbagliato pensare che con il WiMax si risolvano tutti i problemi dei cittadini e/o
buttarsi a capofitto nel WiMax presentandolo come LA soluzione al digital divide.

Allora cosa dovrebbe fare uno Stato, un Comune o una Provincia?

1) Intanto, non disturbare
Una delle prime cose che un legislatore dovrebbe considerare è non bloccare chi la connettività,
per un motivo o per un altro, già la dà. Facciamo un esempio:
Grazie al Decreto Pisanu, attualmente non è possibile fornire connettivià ad Internet senza aver
registrato le generalità di chi si collega. Cosa che -ovviamente- non avviene in Germania, Spagna, Portogallo, Stati Uniti, etc…
In Italia, con l’intento di fermare “i criminali/pedofili che stanno su internet” vengono negati
alcuni diritti fondamentali e il trend volge al peggio. E’ come se data la presenza di omicidi
nelle strade, nessuno di noi potesse più uscire di casa perché potenziale assassino, o dovesse
uscire con un cartello con su scritto nome e cognome per favorire la potenziale identificazione di un potenziale colpevole. I cittadini onesti anziché dire “io non ho niente da nascondere” dovrebbero forse valutare se la cura non sia peggiore dello stesso male oltre che se la cura sia effettivamente efficace (‘sti pedofili alla fine li prendono o no? quanti sono? e che gli fanno dopo che li hanno presi?).
Altre leggi ad esempio non consentono l’attraversamento del suolo pubblico dalle onde prodotte da apparati Wi-Fi senza aver richiesto autorizzazioni, pagato canoni … anche se le bande di frequenza in cui lavorano sono libere secondo convenzioni internazionali!

2) Investire nella copertura delle zone disagiate
Perchè lo stato NON è una società e NON deve fare solo business.

3) Incentivare la cooperazione e la libera diffusione dell’informazione
Coprire un paesino non è difficilissimo e come abbiamo detto è spesso solo una questione di soldi. In questo caso le tecnologie “off the shelf” (“disponibili allo scaffale”) come il Wi-fi sono un arma più che valida, dato il costo esiguo degli apparati e loro ampia diffusione.
Ma siamo sicuri sia soltanto il paesino il problema?
Quante persone in centro città non si possono permettere il collegamento ad Internet? Eppure si tratta di un servizio che ha tutti i canoni per essere/diventare un servizio pubblico fondamentale come la TV o la radio.
Attraverso la cooperazione all’interno di condomini, zone o quartieri, si riuscirebbe a diffondere l’accesso ad Internet e ad abbassare il costo della connettività.
Basta passare un cavo tra vicini di casa, o collegarsi all’access point di quello che ci abita di fronte.
Spesso questo è quello che alcuni già fanno, ma in maniera illegale. Muoversi verso una legalizzazione
della re-distribuzione dell’accesso ad Internet non potrebbe che essere un bene per una società civile.

4) Informarsi sulle tecnologie ed evitare di dare giudizi lapidari
Lo stesso WiMax potrebbe risolvere alcuni problemi anche se usato non per la distribuzione ai singoli utenti, ma per la creazione di dorsali.
Ad esempio alcune zone di montagna potrebbero essere servite con un collegamento “punto punto” WiMax, mentre la distribuzione ai singoli utenti potrebbe essere fatta con il Wi-Fi, dato che tutti hanno una scheda Wi-Fi sul proprio portatile. Una volta conosciute le varie tecnologie si può non solo scegliere la più “giusta”, ma combinarle insieme con beneficio di tutti.

OrazioPirataDelloSpazio

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2 Responses to “Wimax si, wimax no”

  1. Maga Melyna Says:

    oraziopiratadellospazio 1 spaziosiSSimo Grazieeeeee!

  2. Paolo Del Bene Says:

    infatti quando esci di casa porti ocn te un documento, perchè in ogni momento te lo possono chiedere !

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